Donne Strabilianti – Parte 1

Questo articolo è dedicato alle donne, a quelle di altri secoli, che hanno saputo con l’intelletto, la cocciutaggine, la bellezza e non bellezza, la ricchezza e non, a  emergere  in un mondo prevalentemente maschile.

Donne affascinanti che hanno catturato la mia curiosità, che mi hanno trascinata a leggere sulla loro vita e le sregolatezze ed eccentricità… che mi hanno fatto rivivere i loro anni…che mi hanno illuminata nel mio lavoro.. e che ogni tanto mi spingono a voler acquistare delle diavolerie assurde… a ricercare abiti, usanze al tempo stesso che fanno crescere la mia cultura..

In questa prima parte ne citerò qualcuna.. ma non preoccupatevi per chi sarà interessata ci sarà un secondo articolo…

Non ce ne’ una più interessante di altre.. per me lo sono tutte… sono delle dive, dei miti quindi ne parlerò in ordine casuale..

“Voglio essere un’opera d’arte”.. questa la sua citazione più famosa, non amava parlare tanto, non ne aveva bisogno, con la sua figura lasciava un segno indelebile nelle persone,  riteneva che la parola avrebbe rovinato l’effetto di sogno e magia alla sua apparizione inattesa..

La marchesa Luisa Casati Stampa e la sua arte di sbalordire!!

Sono venuta a conoscenza della marchesa a Venezia in un viaggio per la mia prima Biennale, e sapere che è stata una delle proprietarie dell’eccentrico palazzo Venier, ha fatto si che la mia curiosità avesse bisogno di essere placata in qualche modo dalla conoscenza…

Nata da una ricca famiglia di industriali tessili a Milano nel 1881, sposata con il Marchese Casati Stampa e ben presto annoiata dalla vita coniugale, conobbe durante una battuta di caccia il Vate con il quale iniziò una frequentazione che probabilmente le diede la spinta necessaria a iniziare la sua metamorfosi.. il suo corpo diventò una statua, il suo viso un quadro, la sua conversazione una recita.. e non ebbe abiti ma costumi…

Con delle premesse così…

Investi tutto il suo patrimonio nella realizzazione della sua vita spettacolare, allestiva spettacoli e rappresentazioni talmente strepitose per i suoi ospiti che accorrevano da tutto il mondo, per parteciparvi.. tra i quali anche Picasso, Dalì, Elsa Schiapparelli e Chanel.

Nelle sue rocambolesche apparizioni recava spesso al guinzaglio incastonato di brillanti levrieri bolzoi o ghepardi accompagnata da servitori dipinti in base alle occasioni anche di oro, oppure  vista la sua influenza, pensate che  riuscì ad ottenere, per una sua festa,  in affitto, l’intera Piazza Sn Marco a Venezia e all’Hotel Ritz di Parigi si presentò indossando al collo un boa costrittore vivo che fu dato per disperso dopo pochi giorni.

E’ stimata nel mondo ancora ora come musa di stilisti e artisti. Chanel, Galliano Dior e tanti altri hanno dedicato intere collezioni alla marchesa. Il suo look era unico, un make-up marcato intorno agli occhi, le pupille molto dilatate dall’atropina per enfatizzare gli occhi e far risaltare così lo sguardo!

Ultimo suo ricordo mi è giunto di recente durante una visita al Vittoriale; la tartaruga “Cheli”, regalata dalla marchesa al Vate e che, dopo la sua morte probabilmente causata dall’ingordigia, d’Annunzio la fece imbalsamare e la  posizionò a capotavola nella sala da pranzo (denominata appunto della Cheli) per ricordare ai suoi ospiti di non eccedere troppo nell’ingordigia!!

Leggere la biografia della marchesa fa sicuramente dimenticare per qualche ora la tristezza di questo periodo e ci riporta ai tempi della Belle Epoque epoca da me tanto amata!!!!

Un mare color argento di sfere  riflettenti, una proliferazione di pois, che invadono stanze, fiori, tessuti, cavalli, modelli , tulipani giganti.. questa è una minima parte dell’arte di Yahoi Kusama!!

Chi è? l’artista donna più quotata del mondo al giorni d’oggi… ma ha lottato tantissimo per diventare famosa contro la famiglia, contro il Giappone, che non la riconosceva come tale, e come divulgatrice del sesso libero e convinta pacifista… icona delle lotte contro il sessismo e il tradizionalismo.

Si trasferì giovane e contro il volere dei genitori a New York. Molti forse la ricordano ancora oggi per le sue performance provocatorie e osé in cui il corpo umano entra a far parte dell’opera d’arte… attraverso il body painting di cui Kusama è negli anni Sessanta geniale esponente, ed oggi tornato in voga.

Il body paint è un’arte di grandissimo impatto visivo: il corpo si trasforma in una tela e si fa portatore di molteplici messaggi, artistici, estetici e spirituali.

Oggi, il body paint viene sempre più utilizzato, sia nelle performance artistiche, sia nella pubblicità e nella moda: il corpo anima colori e disegni dando vita a spettacolari quadri viventi.

La Kusama colora corpi, cavalli, tele e tutto quello che gli capitava intorno a pois. I mille pois colorati sono simbolo di infinito ed eterno, ma anche di disorientamento, smarrimento e inquietudine. Ne ha fatto il leitmotiv della sua esistenza e delle sue opere, arrivando perfino a dipingerli sui visitatori.

Dagli anni 90 nelle sue opere vengono inserite delle zucche, che diventano un suo alter ego. Da questo momento Kusama inventa altre opere su commissione, per lo più fiori giganti o piante colorate.

Tra le sue migliori installazioni immaginarie Infinity Mirror Room (1965) e Fireflies on the Water (2002) e Obliteration Room.

Quest’ultima opera è una grande stanza che riproduce un ambiente domestico, è stata dipinta completamente di bianco, trasformandosi così in una tela vergine, uno spazio neutro pronto ad accogliere forme e colori. Colori che sono stati prontamente aggiunti grazie a migliaia di adesivi messi a disposizione dei bambini in visita alla mostra. Nel corso di un mese e mezzo, infatti, la stanza ha abbandonato il candore iniziale per trasformarsi in uno spazio caotico e pieno di energia.

Oggi, novantenne, Yayoi Kusama vive per volontà personale nell’ospedale psichiatrico di Seiwa e dipinge quasi quotidianamente nel suo studio a Shinjuku.

“Lei che ha tanto sognato, ma anche temuto, di scomparire.”

Scoperta nel 2012 con l’esibizione “Fireflies on the Water” , è stato amore a prima vista! Leggi di più..

Per chi avrà occasione di soggiornare nella nostra Auberge capirà perché abbiamo dedicato a lei una stanza…

Nel prossimo appuntamento con le donne che amo, leggerete di Colette, Sarah Bernhardt, Iris Apfel e la Peggy Guggenheim…

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